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Alias Domenica

Barthes, figure del turbamento

«Album» raccoglie una serie di materiali di un protagonista del ’900: a cura di Éric Marty, per il Saggiatore. Nella «biografia» di Barthes impulsi, dolori, sperimentazioni, mettono in scena lo slittamento inquieto da un codice all’altro

Roland Barthes nel suo studio nel 1970, foto Macchi Polymnia Leemage

Roland Barthes nel suo studio nel 1970, foto Macchi Polymnia Leemage

Quando la sera del 25 febbraio 1980, proprio di fronte al Collège de France e mentre attraversava la strada, Roland Barthes venne investito da un furgone, alcuni tra coloro che lo conoscevano più intimamente parlarono subito e senza mezzi termini di incidente «sospetto». E un mese dopo, il 26 marzo, quando il grande critico morì in una corsia dell’ospedale La Pitié-Salpêtrière in seguito alle ferite riportate, gli stessi si dissero convinti che «non aveva voluto» guarire e che insomma si era ostinato ad andarsene, a nessuno (dopo la scomparsa della madre amatissima) e a niente, nemmeno alla sua scrittura e...

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