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Alias Domenica

Céline, il pigmalione igienico-morale

Louis-Ferdinand Céline: escono, da Adelphi, «Lettere alle amiche». Negli anni trenta Céline ha rapporti amicali e carnali con molte donne: che il suo cinismo tratta, insieme, con sordida opacità e leggerezza

Henri Le Fauconnier, «Nudo seduto in un interno», 1932

Henri Le Fauconnier, «Nudo seduto in un interno», 1932

Nello sguardo di Louis-Ferdinand Céline, che era quello di uno gnostico o forse di un cataro, la pésanteur e la grace, sordida opacità e leggerezza lievitante, si spartivano equamente il campo della percezione: da un lato lo investiva il peso di un mondo asservito alla carne, agli appetiti elementari (gli stessi che murano il fosco orizzonte del Voyage o di Mort à crédit) dall’altro lo smaltiva uno stile pulsionale ma stilizzato al ritmo dello spasmo interiore, quasi una musica dell’essere, sussultante e compulsiva, portata ai limiti della gratuità. Infatti, per autoassolversi, Céline giurava di non avere idee e si vantava...

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