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Debito e manovra, il governo bluffa

Il problema italiano è il debito pubblico, diceva martedì la commissione europea. E ieri a confermarlo è arrivato anche il dato della Banca d’Italia. A settembre è tornato a salire su base mensile di ben 4,4 miliardi raggiungendo la cifra record di 2.283,7 miliardi.

IL GIORNO DOPO L’AFFONDO del vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen, da Bruxelles si smorzano i toni e il governo italiano prova a rispondere. Mentre il premier Paolo Gentiloni con orgoglio sottolinea che Roma non rappresenta più «il fanalino di coda» in Europa per il ritmo di aumento del Pil, a difendere l’operato del governo anche sul fronte del debito è il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che prova a convincere «i falchi del rigore» che proprio grazie alla crescita ci sarà un «deciso» calo del debito, bollando l’aumento di settembre come un «fenomeno temporaneo».

DETTO QUESTO, A BRUXELLES non sembrano dello stesso avviso. Alla luce della legge di bilancio per il 2018, in esame in Parlamento, in cui si fa conto sulla concessione da parte della commissione Ue di uno scostamento dal piano di rientro, la posizione dell’Unione europea sarebbe quella di inviare una nuova lettera all’Italia per chiedere chiarimenti e specifici impegni, rinviando però la decisione definitiva a maggio del prossimo anno, dopo la scadenza elettorale e quando ci saranno tutti i dati consuntivi del 2017.

SULLA MANOVRA INTANTO presto arriverà l’ormai immancabile fiducia a togliere le castagne dal fuoco al governo alle prese con l’assalto alla diligenza. In Senato il decreto fiscale collegato alla manovra dovrebbe ottenere giovedì il primo via libera, con la fiducia, per andare poi alla Camera. Un secondo passaggio che lo stesso relatore, Silvio Lai (Pd), preannuncia «blindato», anche se a Montecitorio si registra un pressing per poter intervenire anche sul decreto, e non solo sulla manovra, tanto che la commissione Bilancio ha già stilato un programma serrato promettendo di chiudere entro il 1 dicembre.

FRA I GRANDI SUCCESSI che il governo si sta vendendo in questi giorni sulla manovra c’è lo stop alle bollette a 28 giorni. Il problema è che, se è vero che la fatturazione diventa obbligatoriamente mensile per telefoni e pay-tv, con l’esclusione di promozioni non rinnovabili o inferiori al mese, i giganti delle comunicazioni hanno già annunciato che gli aumenti ci saranno ugualmente: lo stesso 8 per cento checi sarebbe stato con le bollette a 28 giorni. La norma approvata al Senato prevede che gli operatori avranno 4 mesi per adeguarsi. Ma avranno tutto l’interesse a farlo subito per evitare le multe – fino a 5 milioni.

ALTRO PROVVEDIMENTO molto discutibile è quello che riguarda il cosiddetto scudo fiscale per i lavoratori frontalieri o chi ha lavorato all’estero. Potranno sanare i depositi rimasti all’estero, compresi gli introiti della vendita degli immobili, versando il 3 per cento a mo’ di forfait.

QUALCHE BUONA NOTIZIA arriva per le zone terremotate. Le rate dei mutui su prime case e attività produttive, inagibili o distrutte, inserite nelle zone rosse dei Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016 saranno sospese fino al 2020. Per sanare le situazioni limite degli sfollati, l’attività edilizia libera è consentita agli immobili costruiti senza titolo abilitativo eliminando l’obbligo di rimozione entro 90 giorni. Ad Ischia, l’isola che ha subito il terremoto ad agosto, i tributi sono sospesi fino alla fine del 2018. All’isola sono riconosciuti 40 milioni di «risarcimento danni».

SEMPRE IN TEMA FISCALE, viene allargata la rottamazione delle cartelle esattoriali. La cosiddetta «definizione agevolata» ora vale per tutte le cartelle degli ultimi 17 anni, dal 2000 al terzo trimestre 2017. Inclusi anche i contribuenti esclusi dalla prima edizione perche’ non in regola con le rate di piani precedenti.

ULTIMO SUCCESSO DI GOVERNO è quello di aver sanato la norma che vietava ai ragazzi delle medie di tornare a casa da soli. I ragazzi con meno di 14 anni potranno tornare autonomamente da scuola, previa autorizzazione dei genitori che esonera gli istituti dalla responsabilità «connessa all’obbligo di vigilanza».