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Lavoro

I ventenni del Sud. Lo spot del governo taglia fuori i giovani

«Dobbiamo dirci una verità: negli ultimi decenni il ritardo del Mezzogiorno non è stato colmato. Ma abbiamo, in questo momento, condizioni per creare lavoro al Sud che sono di una convenienza senza precedenti. Non è facile ed è bene farlo da Napoli, che è città capace di parlare al mondo»: Paolo Gentiloni, premier a fine legislatura ma che in molti (anche nel Pd) vorrebbero ancora a Palazzo Chigi, ieri ha riassunto il lavoro degli ultimi due esecutivi dem per delineare poi le strategie future. L’occasione l’ha fornita il quotidiano Il Mattino, una delle ammiraglie del gruppo Caltagirone, con il convegno «Avere 20 anni al Sud»: sul palco del Mercadante, tra gli altri, i ministri Claudio De Vincenti e Carlo Calenda, il sindaco Luigi De Magistris, il governatore campano Vincenzo De Luca, il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, i parlamentari Mara Carfagna), Roberto Fico e Stefano Fassina.

LA STAR È STATA GENTILONI: «Il divario tra Nord e Sud si è accentuato tra il 2008 e il 2014, quando abbiamo visto un Pil calare del 9% a livello nazionale e del 13% nel Mezzogiorno. Abbiamo un dato che è un incubo: 1,8 milioni di giovani occupati in meno nel Mezzogiorno dal 2008. Ma oggi al Sud i livelli della crescita sono allineati a quelli nazionali, l’andamento dell’export incoraggiante». I giovani emigrano al Nord? «Basta che sia una scelta reversibile». E poi lo spot al governo: «Le politiche degli ultimi anni fanno sì che chi vuole investire al Sud ha condizioni vantaggiose. Un credito di imposta che ha generato 3 miliardi di investimenti; una decontribuzione per assunzioni di giovani doppia nel primo anno nel Mezzogiorno; le Zone economiche speciali; il programma Resto al Sud; il pacchetto impresa 4.0».

Gentiloni ha una una ricetta: «Il binomio turismo-cultura, green economy, innovazione e ricerca, Il Mediterraneo». L’ultimo punto suona come una beffa: i cantieri navali di Castellammare senza missione produttiva per salvaguardare le produzioni di Fincantieri al Nord, Napoli tagliata fuori dai commerci della nuova Via della seta, l’altra sponda militarizzata per bloccare i migranti in fuga. Infine, in vista della legge di Stabilità, il premier lancia un messaggio che è quasi una preghiera: «Cerchiamo di concentrare le risorse nei grandi obiettivi, non anneghiamoli in una nuvola di segnali in direzioni svariate. Lavoro e giovani: così è congegnata la legge di bilancio e così, sono certo, le forze parlamentari la faranno uscire».

A DE VINCENTI LA PARTE del fustigatore: «Il futuro non è il reddito di cittadinanza, che è solo una nuova forma del vecchio assistenzialismo». Ribatte il 5S Fico: «È una misura espansiva che fa aumentare la domanda. Per un ragazzo significa non dover subire più ricatti». Calenda lancia la volata per la campagna elettorale: «Gentiloni e Renzi hanno contribuito alla modernizzazione del paese. Insieme possono fare molto». De Magistris attende l’esito della manovra per verificare se i partiti avranno approvato le norme per salvare i comuni dal dissesto («finora abbiamo registrato leggi speciali per Roma, per Milano, per i trasporti di Torino»). De Luca è in campagna elettorale per interposta persona, spinge infatti per la candidatura del figlio Piero alle politiche. Dal palco spiega: «È del tutto insufficiente il quadro legislativo attuale per affrontare la disoccupazione al Sud».

Mentre in teatro si discute del futuro dei ventenni, alcuni ventenni fuori vengono manganellati: sono gli studenti di Partenope ribelle ed Ex Opg Je so’ pazzo. Vorrebbero raccontare dell’alternanza Scuola-lavoro, degli impieghi al nero per mantenersi agli studi in università sotto finanziate grazie ai meccanismi del ministero, che premiano sempre il Nord, ma la polizia li tiene lontani con tre cariche. Alla fine uno di loro, Mario, viene portato in questura.

RESTANO IN PRESIDIO L’USB e il Movimento disoccupati 7 novembre: all’alba due di loro sono saliti su una gru nel cantiere di piazza Municipio con lo striscione «Lavoro per tutti». La storia del movimento è interessante: hanno studiato per redigere progetti e trovare fondi per finanziarli. Hanno ottenuto un tavolo interistituzionale e lì hanno avanzato 4 proposte: utilizzare i Fondi strutturali per progetti di pubblica utilità; applicare le clausole sociali al Patto per il Mezzogiorno e al Patto per Napoli; formazione e salario minimo per i precari sotto la soglia di povertà. A marzo hanno presentato un progetto pilota, con il comune, per le eccedenze alimentari: «Due mesi dopo – spiega Giovanni Pagano – ci ritroviamo con un bando della regione che ricalca il nostro solo che, attraverso le clausole inserite, possono partecipare solo grandi gruppi. Da allora De Luca rifiuta di riceverci, anzi chiede alla finanza di indagare su di noi».