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Non assegnato

L’irresistibile strategia del non essere

Milano, gennaio 2020. Il covid-19 non aveva ancora assediato le città del nord Italia, eppure Claudio Madia conduceva già da tempo il suo smart-working circense. Un circo in casa, il Circincà. «Nella mia vita non mi sono mai arreso, mai fermato. Un giorno ho deciso di trasformare questa stanza in un circo, un piccolo circo, che raccogliesse in uno spazio così ridotto tutta la mia vita», ha dichiarato l’artista. La sua storia ha conquistato il primo premio del concorso Canon Giovani Fotografi 2020 grazie al reportage realizzato da Davide Bertuccio, già nel 2014 tra i 10 migliori talenti italiani under 25.

L’incontro tra il fotoreporter e il circense era avvenuto alla fine del 2019. Dopo una prima fase conoscitiva, Bertuccio ha iniziato a scattare e a immortalare scene quotidiane della vita dell’artista. «Ero alla ricerca di una storia circense nuova, un tema ancora inesplorato che la fortuna ha voluto incontrassi dietro casa. È stata la mia editor fotografica a mettermi sulla sua strada, lui è un vero professionista della teatralità».

Claudio Madia ha 60 anni, durante gli anni ’90 è stato conduttore televisivo in Italia del programma per bambini più longevo della Rai: L’Albero azzurro. Un albero azzurro dal tronco alle foglie è la casa di Dodò, l’uccello a pois che non sa volare ma ha tanta voglia di imparare. Madia è stato poi girovago, mozzo, grafico, trampoliere e acrobata per il Teatro alla Scala. Scrittore di sette libri per l’infanzia e fondatore della Piccola Scuola di Circo a Milano. «Non si è mai fermato. Tutte queste esperienze condividono lo stesso obiettivo: la continua ricerca di pubblico. Lui ha sempre avuto la necessità di dire la sua a qualcuno. La fine del lavoro presso gli studi televisivi della Rai, l’allontanamento dalla Piccola Scuola di Circo, la crisi economica e la separazione dalla moglie, sono stati eventi che lo hanno colpito. È rimasto solo in una casa di cui non sapeva cosa farsene».

È in questa solitudine che nasce l’intuizione geniale di trasformare le mura domestiche in quinte sceniche per il Circincà. Ogni venerdì sera per sette mesi l’anno, Madia organizza spettacoli con i suoi amici saltimbanco. Il salotto è l’ambiente in cui ospita il suo pubblico, lungo il perimetro della stanza ci sono gli spalti realizzati con delle pedane di legno sovrapposte. I colori e i ghirigori sono tipici del mondo circense: blu, rosso, oro, verde, stelle e cerchi ovunque. Inizialmente sconosciuti, Claudio Madia e Davide Bertuccio si vedono quasi tutti i giorni: Davide partecipa agli spettacoli, documenta l’attimo prima di entrare in scena, i momenti di spensieratezza con i figli e gli amici saltimbanco. Il mondo in cui vive Claudio è una fiaba a lieto fine, ma «che non sia questo un espediente da uomo di teatro?».

Il tempo passa e la minaccia del virus in Nord Italia diventa sempre più incombente, Milano è zona rossa e il circo in casa non s’ha da fare. «Eravamo insieme quando Milano finì confinata nel lockdown e la sua reazione è stata memorabile: ’se Milano è zona rossa, noi faremo la rivoluzione verde’», racconta il fotografo.

Al verde però si è ritrovato in quei mesi difficili, lui e il suo pubblico. Tante facce sorridenti di bambini, donne appena uscite dal parrucchiere, uomini in giacca e tuba, nonni e nonne. «Per lo più passa le sue giornate chiuso in casa a sognare, da solo, nel suo circo. Ogni tanto questa routine viene interrotta dalla presenza dei quattro figli che lo vengono a trovare. Come lui stesso afferma: ’Questa casa è la mia più importante compagna’». Così Claudio trascorre la quarantena nella consapevolezza che nessuno gli è più fedele del pubblico di casa sua. Un pubblico finto che Bertuccio immortala in uno scatto simbolo dello spirito resiliente del circense. «L’intuizione del titolo del reportage Il silenzioso battito delle loro mani deriva proprio dalla presenza di questi spettatori dipinti sulle pareti del Circincà. Da personaggio famoso del mondo televisivo alle grandi collaborazioni con il Teatro alla Scala, l’artista si ritrova a fare i conti con una lunga discesa nell’ombra. Per continuare a essere il protagonista, dipinge il suo pubblico.

Si reinventa. Risponde all’impossibilità di fare spettacoli in casa, costruendo un circo all’aperto a fine lockdown: il Circincà. In poche settimane il circo fuori casa è pronto, apre ai visitatori già a inizio giugno. «Durante il confinamento siamo rimasti in contatto via Skype ma, non appena possibile, ci siamo incontrati nell’area di Baiamonti Verde Comune (Mi): uno spazio pubblico adibito a spettacoli ed eventi». Il reportage è quasi concluso: il Circincà rappresenta la svolta positiva a mesi di tristezza e difficoltà economica, non solo per il circense ma per tutta Italia.
Il silenzioso battito delle loro mani trattiene implicitamente la precarietà del lavoro dei circensi e degli artisti di strada. Recente è la notizia del Cirque du Soleil in bancarotta, il leggendario Tendone dei Sogni ha licenziato il 95% del proprio staff a causa della chiusura forzata di questi mesi.

«Sono contento della mia sorte; dichiaro che i ciarlatani, i saltimbanchi, i pagliacci, se così volete chiamarli, sono fra le persone più felici e libere. Vivendo con poco, disdegnano di mendicare l’applauso e l’eccessivo guadagno. Noi dobbiamo alla nostra vita errante il nostro bene più prezioso: la libertà (Chabot de Gironville, saltimbanco).
«Questa è una storia di resilienza. Claudio Madia è resilienza pura. Qualsiasi evento traumatico della sua vita lo ha superato in maniera positiva. Nulla lo ha mai fermato. Tanto meno interrotto i suoi sogni, reali come casa sua». Così il fotografo Bertuccio, già da tempo appassionato al tema del circo, si aggiudica il primo premio nella categoria Giovani Fotografi del Concorso Canon 2020. La sua scalata al successo continuerà tra circensi ed energie rinnovabili, documentando come l’uomo stia contrastando l’inquinamento.

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