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Scuola, cinquantamila precari in più licenziabili e senza indennità di disoccupazione

La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha rilanciato ieri l’intenzione del governo di assegnare alle scuole, in particolare all’infanzia e alle primarie, 50 mila posti in più tra docenti (40 mila) e personale Ata (10 mila). Dopo un incontro con le regioni, al quale ha partecipato anche la ministra delle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli, ieri Azzolina ha firmato l’ordinanza che stabilisce i criteri della ripartizione di 977 milioni di euro che andranno per il 50% alle scuole in base al numero degli alunni presenti sul territorio e per il 50% agli uffici scolastici regionali che ne hanno fatto richiesta. Da quello della Campania sarebbero già arrivate 19mila richieste di insegnanti, 8mila da Lombardia e Lazio, più di 8mila dal Piemonte e dalla Toscana.

COME GIÀ RILEVATO su Il Manifesto il 27 giugno scorso, all’indomani di una conferenza stampa con il presidente del Consiglio Conte, anche ieri Azzolina ha continuato a presentare questa operazione finalizzata alla creazione di un organico di emergenza come qualcosa di strutturale. La prova, ha detto, della volontà di «superare quelle norme, nate in epoca di tagli feroci alla scuola, che hanno portato al sovraffollamento delle classi». Una più accurata ricostruzione dei fatti dimostra il contrario.

GLI OLTRE 50 MILA precari saranno più precari di quelli che di solito tengono in piedi a scuola italiana. È stato infatti previsto da una norma contenuta nel «decreto rilancio» che i supplenti potranno essere licenziati nel caso di un nuovo lockdown, non potranno proseguire le loro attività didattica a distanza e, in più, non riceveranno l’indennità di disoccupazione percepita da tutti i precari in servizio nella scuola, di solito in estate quando scade la supplenza in attesa di una nuova chiamata da settembre in poi. La norma parla di licenziamenti «per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo». Non solo il governo non rimedia in alcun modo ai tagli strutturali delle cattedre, e non stabilizza i precari in servizio da almeno più di tre anni, ma sta creando un nuovo organico insufficiente per le esigenze imposte dal contenimento dei contagi da Covid. Rispetto agli anni dei tagli non c’è nessun cambio di prospettiva. Anzi, si continua peggio di prima. In più continua a presentare questa operazione di precarizzazione estrema del personale come un atto di giustizia da vendere sul mercato politico in un agosto stanco, distratto e nervoso.

GIÀ A METÀ LUGLIO, mentre venivano approvati gli emendamenti che cancellano il diritto all’indennità di disoccupazione ed era respinta la richiesta di assumere docenti per il sostegno degli alunni disabili, la Flc Cgil aveva parlato di un «accanimento contro i precari». L’eventuale ritorno della pandemia potrebbe rivelare l’esistenza di un contingente di precari usa e getta che sarebbero obbligati a restare a casa senza nemmeno una tutela sociale. In un post su Facebook del 15 luglio scorso il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro (LeU) aveva parlato di «un’evidente ingiustizia e disparità e un aspetto punitivo nei confronti di professori e collaboratori» e aveva chiesto la modifica della sconcertante norma che, al momento, non sembra essere stata realizzata.

I PROBLEMI creati dal governo non finiscono qui. I candidati ai posti più precari tra i docenti della scuola saranno estratti dalle nuove graduatorie provinciale e di istituto. Le domande per le iscrizioni scadono oggi, ma sono numerose le segnalazioni di malfunzionamento della piattaforma digitale approntata dal Miur. La difficoltà a inserire i dati, e a completare le procedure online, non hanno fermato l’onda delle domande.

SECONDO IL MIUR sono state inoltrate 515.290 domande, 194.691 sono state inserite nel sistema prima della scadenza dei termini. I sindacati segnalano il rischio di una valanga di ricorsi, causati in particolare dai punteggi assegnati dalle valutazioni, che potrebbero rallentare a settembre l’assegnazione dei posti promessi ad agosto. Ieri i senatori del Pd Francesco Verducci e Roberto Rampo hanno chiesto a Azzolina di intervenire e riconoscere una proroga dei termini delle domande.

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Senza mascherine, le regole per i bambini a scuola

Niente mascherina a scuola per i bambini sotto i sei anni. A portarla saranno le maestre e i maestri, oltre che il singolo genitore che accompagnerà i figli. Lo si legge nelle linee guida delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell’infanzia per la fascia 0-6 anni pubblicate ieri sul sito del Ministero dell’istruzione dopo il via libera della Conferenza Unificata.

IL DOCUMENTO, risultato del lavoro del Miur con gli altri ministeri competenti, le Regioni e i sindaci dell’Anci, prevede dove possibile e fino a quando il tempo lo permetterà, l’uso degli spazi esterni, ma non è dato sapere cosa accadrà in caso di pioggia o di gelo in inverno. Infine la promessa di nuovo personale che arriverà alla fine delle procedure necessarie per espletare il concorso per 78 mila posti complessivi. Oltre 76 mila sono state le domande per il concorso ordinario le scuole dell’infanzia e primaria. I posti sono 12.863. Il 96% dei candidati sono donne con il 41,5% tra 41 e i 50 anni e il 12,2% con più di 50 anni. Le domande per gli altri 66 mila posti sono 430 mila. Le assunzioni non arriveranno però tra un mese. A tutto il resto ci penseranno, come sempre, i precari. Per l’anno prossimo sono previste oltre 200 mila supplenze. Un record.

IN QUESTO CONTESTO saranno applicate le linee guida che forniscono alcune indicazioni generiche anche per l’accoglienza da organizzare preferibilmente all’esterno degli istituti dove sono previsti punti di ingresso e uscita differenziati. Si potrà inoltre tenere un registro delle presenze delle eventuali persone che accedono alle strutture. Per quanto riguarda la rilevazione delle temperature corporee il documento sostiene che non sarà necessario realizzarla all’ingresso. I bambini e tutto il personale non dovranno avere sintomatologia respiratoria o temperatura corporea oltre i 37,5 gradi non dovranno essere stati in quarantena o isolamento domiciliare nei 14 giorni precedenti, né essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, nello stesso periodo. Non è ancora chiaro cosa accadrebbe una volta riscontrato un caso di Covid nel personale, o tra gli stessi bambini, né di chi sarebbe la responsabilità di gestire il caso. Per saperlo bisogna per ora scorrere la guida dell’Inail sulla «sanificazione» delle strutture scolastiche, misure già adottate nel corso degli ultimi esami di maturità e riprese dal punto 11 di un protocollo allegato al «Dpcm» del 26 aprile 2020. Il dirigente scolastico avverte la Asl, la regione e il ministero della salute; collabora al «tracciamento» delle relazioni della persona contagiata.

SONO COSÌ INTERPRETABILI le indicazioni delle linee guida sull’organizzazione dei gruppi e delle sezioni. Per ciascuno di essi sarà previsto un responsabile tra gli educatori, i docenti o i «collaboratori». Saranno loro ad adottare le misure di contenimento nei casi di contagio. Gli spazi interni delle scuole saranno ripensati in base alle esigenze della fascia di età degli allievi ed è annunciata una diversa disposizione degli arredi. Il principio di base è quello di non fare incontrare gruppi diversi. A questo proposito nel testo si evoca un «principio di non intersezione». Per rispettarlo il materiale ludico-didattico, gli oggetti e i giocattoli saranno assegnati in maniera esclusiva ad ogni gruppo o sezione.

UN’ALTRA INDICAZIONE presente nel testo è quello dell’igiene personale dei bambini, considerato un elemento caratterizzante del loro «percorso educativo». Chi ha redatto il testo sostiene che sarà integrata nelle routine quotidiana delle giornate in classe. L’obiettivo è quello di disciplinare all’apprendimento di «stili di comportamento», compatibilmente con l’età del bambino.

«PER I GENITORI
allarmati dalla mancanza di informazioni sulla riapertura di asili e scuole è una buona notizia p – ha commentato Raffaella Milano di Save the Children – ma va ricordato che in Italia solo un bambino su 10 riesce ad accedere ad un nido pubblico e, addirittura in regioni come Calabria e Campania, la copertura è quasi assente. Sono soprattutto i minori che provengono da contesti familiari fortemente svantaggiati a livello socio-economico, a soffrirne di più». Per Save The Children l’Italia è ancora molto lontana dal target stabilito dall’Ue di garantire ad almeno il 33% dei bambini tra 0 e 3 anni l’accesso al nido o ai servizi integrativi. In Italia, infatti, solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha accesso al nido o a servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) frequenta un asilo pubblico. «Il Piano Next Generation EU – sostieneRaffaella Milano – dovrebbe destinare adeguate risorse a favore dei servizi 0-6 anni».

«NONOSTANTE studi scientifici dichiarino che nei bambini di età inferiore ai 5 anni la carica virale sia fino a cento volte superiore alla media e la Società italiana di pediatria consigli l’uso della mascherina a partire dai 3 anni, nessun distanziamento, nessuna riduzione del numero degli alunni per classe e nessun dispositivo di protezione individuale è previsto dalle Linee guida – è la critica di Rino Di Meglio segretario del sindacato Gilda – Il documento è troppo generico ed entra in contrasto con le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Per il governo quella dell’infanzia è l’unica scuola che può riaprire a settembre con sezioni di 25/28 alunni, con e negli stessi spazi spesso ristretti, come se questo ordine di scuola non dovesse confrontarsi con le complicazioni di un’emergenza sanitaria ancora in corso e confermata dal Governo stesso fino al prossimo 15 ottobre»

QUELLE PER L’INFANZIA non sono le uniche linee guida pubblicate negli ultimi giorni. Ci sono anche quelle per la didattica a distanza per le scuole superiori. L’accoglienza di questo testo è stata contraddistinta da critiche strutturali. «Ad oggi – sostiene Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil – non sono state garantite assunzioni tempestive di docenti, non si è assegnato personale aggiuntivo alle scuole che dovranno affrontare un anno assolutamente straordinario, non si sono reperiti né ristrutturati locali adeguati ad accogliere gli studenti e tutto ciò è avvenuto perché era pronta la soluzione facile e al ribasso: imporre alle scuole il Piano della Didattica Digitale Integrata. Queste linee guida sono ispirate all’arte di arrangiarsi a costo zero. Si prospetta una didattica mista, in presenza e a distanza, che diventerà totalmente a distanza in caso di aggravamento della situazione epidemiologica».

SUL FRONTE DEI DOCENTI PRECARI continuano ad arrivare segnali di problemi di cattivo funzionamento delle istanze cosiddette «Gps”, le «Graduatorie provinciali e d’istituto di supplenza”. I termini si chiudono domani. Sempre la Flc Cgil continua a denunciare le gravi inefficienze della piattaforma informatica approntata dal Ministero dell’Istruzione. «I blocchi continui del sistema e le ripetute modifiche del format, stanno costringendo tantissimi aspiranti a cancellare le istanze già presentate e a compilarle e inoltrarle nuovamente». Le sedi locali del sindacato sono state prese d’assalto in questi giorni da chi cerca aiuto nella compilazione, mentre risultano problemi del software che non permettono di completare le procedure. «In mancanza di indicazioni univoche tanti aspiranti stanno inserendo tutti i titoli che possiedono, anche quelli la cui valutazione è molto incerta. Tutto ciò renderà farraginosa e complessa l’analisi delle domande. La situazione rischia di raggiungere un livello di non ritorno. Per questo chiediamo: un protocollo di verifica dei punteggi, che veda – conclude – il coinvolgimento del sindacato a garanzia di trasparenza e omogeneità di trattamento, e indicazioni chiare sulle moda. Non c’è più tempo da perdere: è necessario agire subito se vogliamo avere graduatorie pronte entro settembre». Anche per queste ragioni la Gilda ha dichiarato sospese le sue relazioni sindacali con il ministero.

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Caos banchi e organici. E il movimento «Priorità alla scuola» torna in piazza il 26 settembre

A 46 giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico nella pandemia tutto è in alto mare e la tempesta è in arrivo. A cominciare dall’epopea dei banchi, con o senza rotelle: 2.019.230 banchi tradizionali nuovi di zecca e oltre 400 mila «innovativi» – cioè quelli che serviranno da autoscontro in classe, dovranno essere prodotti e consegnati entro il prossimo 12 settembre, due giorni prima della prima campanella fissata il 14. Una manciata di giorni dopo gli istituti dovranno richiudere di nuovo perché il 20 e 21 settembre si terranno le elezioni in sette regioni dal Veneto alla Puglia. Ieri in commissione cultura alla Camera il commissario straordinario anche agli arredi scolastici Domenico Arcuti ha spostato le lancette del count-down: anziché scadere oggi il bando scadrà il 5 agosto. La firma del contratto con l’aggiudicatario o gli aggiudicatari è slittata dal 7 al 12 agosto. Lo slittamento ha fatto imbizzarrire ancora di più i produttori italiani. Assoufficio parla di «una mala gestione» e di «ritardo mostruoso nell’indire il bando» di cui il governo è «responsabile». «Sui banchi la pezza è peggio del buco». «I quantitativi non sono certo diminuiti e le ore di una giornata non siamo ancora riusciti a moltiplicarle». Ma Arcuri è stato inflessibile: «La produzione nazionale dichiara di non avere la capacità di soddisfare interamente il fabbisogno». Riuscirà il miracolo ai concorrenti esteri, se arriveranno?

Altro caso rovente è il problema degli organici. Ieri le regioni hanno protestato con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina lamentando tutte le incertezze del governo su risorse, organico e tempistica. Le regioni hanno chiesto il reintegro immediato dei 1.090 docenti sui posti comuni per riportare il contingente per il 2020-2021 ai livelli dell’attuale anno scolastico, insieme alla garanzia del mantenimento anche per il prossimo anno dell’attuale numero di autonomie scolastiche, eliminando in via temporanea l’automatismo del dimensionamento. Il Miur ha ribadito di avere chiesto al Mef oltre 80mila assunzioni a tempo indeterminato per i docenti. E si parla di 50 mila precari, oltre a una quantità indefinita di non specializzati che si dichiareranno a disposizione. A questa incertezza sui tempi, e dopo le polemiche sui concorsi, si è aggiunto in questi giorni un altro caos: il sistema di gestione di inserimento delle domande di Gps (Graduatorio provinciali per le supplenze) è andato in tilt. La piattaforma dovrebbe semplificare le procedure per trovare i supplenti. All’incirca un milione di precari di seconda e terza fascia dovrà essere inserito. Da questo data base saranno estratti gli oltre duecentomila precari, un record, che dovranno fare supplenza l’anno prossimo. Domani Flc, Fp e Filcams Cgil manifesteranno davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma.

Ma tutto potrebbe ancora cambiare a fine agosto quando Arcuri ha confermato che ci sarà una verifica dello stato dell’epidemia e delle misure di protezione e anche delle mascherine. Tutto dipenderà dallo stato dell’epidemia allora. Il Comitato tecnico scientifico potrebbe cambiarle anche dopo. In questa indeterminatezza ieri la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani ha detto di avere inviato al Cts il documento di indirizzo e orientamento per la ripresa delle attività in presenza per la fascia 0-6.

Il movimento «Priorità alla scuola» si è portato avanti con il lavoro e ha annunciato una manifestazione generale per sabato 26 settembre: «Purtroppo la scuola non riaprirà nemmeno nei modi e nei tempi pre-Covid». Il movimento chiede, tra l’altro, una soluzione definita del precariato scolastico e un piano pluriennale di investimenti per tutta l’istruzione a partire dalle risorse del Recovery fund.

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Ritorno a scuola: test sierologici per docenti e studenti, medici negli istituti, caos organici

Test sierologici per il personale scolastico e, a campione, per gli studenti da fine agosto. Saranno realizzati su base volontaria e gratuita e potranno essere svolti nelle strutture sanitarie, non nelle scuole. Lo prevede una bozza del protocollo d’intesa tra il ministero dell’Istruzione e i sindacati della scuola per l’avvio dell’anno scolastico il 14 settembre. A questo scopo il commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha annunciato di avere acquistato due milioni di test seriologici. Secondo la bozza all’ingresso degli istituti ci sarà il controllo della temperatura corporea. Se sarà superiore ai 37,5 gradi non sarà permesso l’accesso. In ogni istituto sarà individuato un medico per la «sorveglianza sanitaria». Se dovesse emergere un caso positivo al Covid la scuola si attiverà con «un monitoraggio», l’autorità sanitaria farà partire «la ricerca attiva dei contatti» che il contagiato ha avuto. Genitori, docenti e presidi chiedono che siano le Asl a decidere come gestire un caso di contagio, non i dirigenti scolastici. Sarà previsto il sostegno psicologico per affrontare situazione di stress e ansia da contagio. Giovedì ci sarà una riunione con i sindacati, il ministro della salute Roberto Speranza, quella dell’Istruzione Lucia Azzolina e il comitato tecnico-scientifico.

«È positivo che una parte delle nostre richieste siano state accolte – afferma da Firenze Costanza Margiotta del movimento «Priorità alla scuola» – Questa dev’essere l’occasione per riabilitare la medicina scolastica. L’accesso ai tamponi a campione dovrà essere più facile rispetto a quanto per ora viene prospettato. Ben venga anche il medico competente per la scuola, ma per realizzare il progetto è necessario stanziare risorse. Le Asl sostengono di non avere personale sufficiente. Ma questi avanzamenti non sono sufficienti. Ci sono troppe incognite per il rientro».

«Sono mesi che chiediamo un vero investimento sull’aumento degli organici dei docenti e del personale Ata – sostiene Maddalena Fragnito di «Priorità alla scuola» a Milano – Non basta fare la mappatura degli spazi alternativi dove studierà almeno il 15% degli studenti. Occorre nuovo personale e i 50 mila precari non sono sufficienti, né è giusto che siano precari. Senza contare che, in regioni come la Lombardia, si abuserà della presenza di personale non ancora del tutto formato che si dichiarerà a disposizione. In caso di picchi epidemiologici sarà licenziato e non tornerà a lavorare. Al rientro prenderanno un altro in graduatoria. Un bambino rischia di avere così anche fino a 20 docenti in un anno. Le primarie e le medie sono quelle messe peggio, ma ci sono anche gli asili. Chi non riuscirà a usufruire di questo bacino di precariato sarà costretto a diminuire le ore di scuola.

La ministra Azzolina ha detto che darà più organico alle regioni che lo chiederanno. Ma ci sono regioni che non lo chiedono e non garantiscono un diritto». Ieri Azzolina ha rifiutato di incontrare «Priorità alla scuola» all’ufficio scolastico regionale in via Mannelli a Firenze. In un sit-in il movimento di genitori e docenti ha chiesto di partecipare ai tavoli regionali che monitorano la nuova organizzazione scolastica

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Scuola, sindacati ad Azzolina: «Mancano spazio e docenti»

Il ritorno a scuola a settembre è tutt’altro che certo. E questo a causa dei ritardi della ministra Lucia Azzolina. A denunciarlo i sindacati che ieri mattina unitariamente hanno aggiornato la situazione a meno di due mesi dalla riapertura delle scuole, chiuse a marzo per la pandemia.

Per Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams mancano spazi e soprattutto personale per riaprire in sicurezza mentre le «Linee guida» finalmente partorite dal governo sono generiche e il tempo per provvedere è pochissimo.

L’OBIETTIVO DEI SINDACATI è nel titolo della conferenza stampa: «La scuola si fa a scuola». Si punta a tornare tutti in classe in sicurezza ma i nodi da sciogliere per garantire il ritorno della didattica in presenza sono molti: risorse economiche, distribuzione degli alunni per classe, organizzazione di orari e didattica, assunzioni dei precari.

«Il sindacato vuole far sì che la scuola riapra: chi dice il contrario, sa di mentire», esordisce il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli. «Bisogna approvare provvedimenti straordinari, invece non è stato fatto: servono scelte chiare e indiscutibili – continua Sinopoli – . Senza organico aggiuntivo non si va da nessuna parte: il tempo scuola si ridurrà e anche di tanto, bisogna dirlo alle famiglie. Non è più tollerabile che la Ragioneria generale dello Stato detti le condizioni. Per tornare a scuola in presenza serve un decreto legge, con spazi e organici aggiuntivi. In tutti gli altri Paesi sono state fatte classi più piccole. Noi siamo ancora in tempo, ma bisogna accelerare. A settembre avremo 200 mila supplenze: se ci avessero ascoltato, forse si fa ancora in tempo, si potevano stabilizzare tanti precari e non regge la storia del mancato merito», conclude Sinopoli.

«GLI 80 MILA POSTI DESTINATI alle assunzioni sono una menzogna – attacca Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola – perché non avendo dato seguito alle nostre richieste non potranno essere destinati. Perché si incentiva l’idea che la scuola non s’è data da fare invece di dire che non vi sono le condizioni? Per esempio, ci sono 21 mila posti Ata scoperti e 200 mila cattedre vacanti o in deroga. Abbiamo tanto personale che possiamo assumere, ma non sono state create le condizioni», chiude Gissi.

«La ministra Azzolina non risponde alle nostre domande sulla sicurezza – sottolinea Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda – . Si parla di un metro statico, ma io non conosco bambini statici».

«LA SCUOLA CHE RIAPRIRÀ a settembre sarà la stessa di giugno – dichiara Pino Turi, segretario generale Uil Scuola – . Ieri (giovedì, ndr) abbiamo posto in un confronto formale, con pochi minuti per esprimersi, le nostre ragioni. Ma era l’ennesima passerella, non c’è interesse ad ascoltare il sindacato».

La ministra Azzolina replica a stretto giro. «La scuola riaprirà regolarmente il 14 settembre ed escludo nuovi lockdown. Ora sappiamo cosa fare, ma serve la responsabilità di tutti». E ai sindacati risponde: «Dai sindacati mi aspetto collaborazione. Noi per settembre saremo pronti, ma ognuno deve fare la propria parte. Non si può sempre dire no ad ogni tentativo di innovazione, serve coraggio». La scuola in questo ultimo periodo «è stata utilizzata per lucrare consenso – continua Azzolina – . Tutti quelli che criticano oggi sono gli stessi che hanno continuamente tagliato fondi: la destra ha tolto 8 miliardi alla scuola e creato le classi pollaio. Oppure ne parla chi non se n’è mai occupato o l’ha denigrata. Quindi ho deciso di usare tutti i mezzi per dare informazioni direttamente alle famiglie, al personale scolastico, al paese», annuncia Azzolina.

INTANTO IL MINISTERO dell’Istruzione in una comunicazione agli enti locali e alle scuole assicura intanto che la consegna dei banchi monoposto – acquisto annunciato la scorsa settimana dal commissario Domenico Arcuri assieme ai test sierologici su docenti e alunni – avverrà entro il 7 settembre presso ogni singolo plesso scolastico. Il ministero precisa che l’acquisto non va interpretato come rinnovo degli arredi ma come strumento per massimizzare l’utilizzo degli spazi e evitare lo sdoppiamento delle classi.

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«Priorità alla scuola» davanti a 10 regioni: »Riapertura senza turni, riduzione orari e didattica a distanza»

Domani il movimento di genitori e insegnanti «Priorità alla Scuola» tornerà a mobilitarsi davanti alle sedi di dieci regioni: Emilia Romagna, Toscana, Piemonte, Lombardia, Lazio, Umbria, Veneto, Marche, Puglia, Sicilia. Dopo le mobilitazioni del 23 maggio e il 25 giugno in 60 città chiederà ai governi regionali, a partire dal presidente della Conferenza Regioni e governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, le ragioni per cui hanno accettato con modifiche minime le linee guida del Ministero dell’Istruzione per la riapertura della scuola a settembre. Il testo rende difficile garantire il rientro senza riduzione di orario, senza turni e senza didattica a distanza. A Bologna il movimento ha chiesto un confronto a Bonaccini sul finanziamento aggiuntivo di un miliardo di euro inferiore a quanto le stesse regioni ritenevano necessario per trovare nuovi spazi e assumere stabilmente altro personale.

»Senza spazi e organico è molto difficile garantire una seria apertura delle scuole – sostiene Costanza Margiotta di Priorità alla scuola a Firenze – Chiediamo una cooperazione tra le regioni, gli uffici scolastici regionali e gli enti locali. Purtroppo stanno girando in questi giorni circolari in cui i dirigenti scolastici ipotizzano che faranno turni differenziati con la riduzione del tempo scuola e una didattica mista in presenza e online, quella che viene chiamata “didattica blended”. Invece la ministra dell’istruzione Azzolina ha assicurato che non accadrà. Siamo anche preoccupati dalle conseguenze che potrebbe avere sulla scuola la proroga dello stato di emergenza. Cosa accadrà?».

«Le regioni avevano alzato la voce poi di fatto hanno accettato i correttivi minimali da parte del governo – sostiene Girolamo Di Michele di Priorità alla scuola a Ferrara – Si sta diffondendo la sensazione di uno spostamento in avanti delle soluzioni concrete e si corre il rischio che alla fine qualcuno dirà che non c’è nulla da fare e adotteranno soluzioni di emergenza. Ed è preoccupante che ci siano fughe in avanti delle regioni come il Veneto che storicamente è stata all’avanguardia sul depotenziamento della didattica. C’è ancora molta incertezza sulla questione delle distanze tra gli studenti e sull’uso delle mascherine. Servirebbero 100-120 mila docenti in più per la didattica in presenza. Con 50 mila tra docenti e personale Ata precario in più non si fa nulla». Com’è stata presa la nomina a commissario della scuola di Domenico Arcuri?: «È la quinta figura dopo ministro viceministro e sottosegretari – – risponde Di Michele – Potrebbe configurare un impegno serio, ma anche una confusione nelle responsabilità: chi decide il Miur o il commissario?».

«È stata enfatizzata la mappatura dei nuovi spazi – afferma Maddalena Fragnito di Priorità alla scuola Milano – Bene. Ma noi chiediamo anche quella degli organici. Girano circolari in Lombardia in cui si dà per certo che non ci sarà nuovo personale e il tempo scuola sarà ridotto. Il governo sembra avere recepito l’adozione di protocolli sanitari. Ma non basta fare tamponi e test una sola volta. Le agenzie di tutela della salute dovrebbero inviare il personale nelle scuole e decidere come e cosa chiudere. Se mio figlio, un docente o il personale, si infettano chiude tutta la scuola o sta a casa solo la sua classe?».

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Trecento milioni alle scuole paritarie, i Cinque Stelle sono «amareggiati»

Raddoppiano i fondi alle scuole paritarie per l’emergenza Covid grazie a un voto a un emendamento della Lega nel «decreto Rilancio» in Commissione Bilancio alla Camera: 300 milioni di cui 180 alle scuole dell’infanzia (0-6 anni) e 120 alle scuole paritarie del primo e secondo ciclo. Inizialmente erano 150. «Siamo molto amareggiati – ha detto Gianluca Vacca (M5S) – Questi fondi sono, in gran parte, in quota alle opposizioni che hanno stabilito di concentrare queste risorse a disposizione sulle scuole paritarie. Solo per questo motivo è passato l’emendamento».

Tre settimane fa la senatrice Cinque Stelle Bianca Laura Granato aveva sostenuto che il fondo già stanziato da 150 milioni di euro doveva essere ritenuto sufficiente: «Non ci sfugge – ha detto – che la situazione di difficoltà dovuta all’emergenza covid, per questo nel Decreto Rilancio è stato previsto uno stanziamento straordinario di 150 milioni di euro. Abbiamo già dato. Non si tratta di una posizione ideologica o preordinata, ma di una scelta giustificata e sorretta dal dettato costituzionale, che all’articolo 33 sancisce la piena libertà di insegnamento ma senza oneri per lo Stato nel caso delle scuole private». Qualche giorno dopo la situazione è cambiata completamente.

Il voto sull’aumento sostanzioso ha soddisfatto il Pd: «Le scuole paritarie sono parte rilevante del sistema scolastico nazionale, il nostro impegno è stato soddisfatto» ha detto il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio. «Le maggiori risorse alle scuole paritarie sono state uno sforzo importante» ha detto il segretario Pd Nicola Zingaretti. «Bene così» ha scritto su twitter la vice ministra dell’Istruzione Anna Ascani (Pd). Per i renziani di Italia Viva «è una splendida notizia». «È una nostra vittoria» ha detto il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. Mario Pittoni (Lega) ora punta a «isolare i Cinque Stelle e la ministra dell’istruzione Azzolina». «Siamo stati decisivi» ha detto Valentina Aprea di Forza Italia. Per Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) «è solo un primo passo»

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La scuola riapre con il record di cattedre vacanti e precariato

Tutto resta incerto in vista della prossima, difficile, riapertura delle scuole a settembre. Quello che non cambia è la precarietà dei docenti e del personale Ata sulla quale questa istituzione è fondata. A causa del pensionamento dei docenti il prossimo anno scolastico conoscerà il record delle cosiddette «cattedre vacanti»: 85.150. Lo scorso anno erano 64.149. Secondo i dati elaborati ieri dalla Cisl Scuola sulla base dei trasferimenti dei docenti, il 55% dei quali sono stati accordati, le cattedre scoperte si trovano soprattutto nelle scuole superiori e sul sostegno di ogni ordine e grado dove esiste una riduzione del 20% dei posti disponibili per le assunzioni pur in presenza di personale specializzato. Si tratta di 31.974 cattedre, di cui 4.343 sull’insegnamento di sostegno. Nelle scuole medie i posti vacanti sono 29.136 (9004 sul sostegno), alla primaria 18.431 (di cui 7.126 posti di sostegno) e all’infanzia 5.609 (1.368 sul sostegno).

«AVREMO un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, ovvero nelle aree più colpite dal covid – ha detto la segretaria della Cisl scuola Maddalena Gissi – Questi numeri non dipendono dall’attuale ministro Lucia Azzolina. È l’effetto di una pianificazione insostenibile da parte del Ministero dell’Istruzione in questi ultimi quattro anni perché le assunzioni non hanno garantito la stabilizzazione del personale precario già in servizio da anni. Per le assunzioni su quota 100 l’assenza di candidati a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e da concorso ha reso impossibile la copertura di tutti i 4.500 posti autorizzati dal ministero dell’Economia riducendo di più di mille unità le assunzioni programmate». «La scuola, come avviene per il pubblico impiego, deve individuare formule di reclutamento che tengano conto dei futuri concorsi ma anche delle decine di migliaia di domande di pensione, evitando di lasciare a centinaia di migliaia di supplenti la gestione dell’attività didattica ordinaria». La soluzione proposta da Gissi è la stabilizzazione dei precari «come avviene nella Pa e in tutti contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea».

UN ALTRO RECORD sarà registrato nel prossimo anno scolastico. Saranno infatti 200 mila i docenti precari che lavoreranno attraverso le supplenze. «Uno su quattro» ha scandito Pino Turi, segretario della Uil Scuola. Ovvero, quasi il 30% di tutti i docenti al lavoro negli istituti di ogni ordine e grado. «Ci sono due procedure – ha spiegato Turi – Una è sulle graduatorie provinciali, l’altra avviene in base al conferimento delle supplenze. Quello che in realtà sta accadendo invece è la riscrittura del regolamento generale sulle supplenze intervenendo sui punteggi e sui criteri. Non ci saranno più le graduatorie come le conosciamo da anni. Si riscrive il regolamento delle supplenze e lo fa un ministro che non ha un direttore generale del personale, che decide da sola e se lo scrive nel chiuso delle stanze del ministero in barba ad ogni confronto politico e sindacale. Il risultato sarà che alla riapertura della scuola a settembre, saranno nominati i supplenti con le vecchie graduatorie, poi in corso d’anno, il cambio sulla base della nuova ordinanza. I docenti che si alternano come numeri, non come persone. Tra il 2020 e il 2021 ci sarà la più tragica staffetta tra insegnanti che si ricordi dal 2007». Un impatto devastante che si aggiungerà ai problemi gravosi del reperimento di nuovi spazi (3 mila edifici dismessi dicono dal Miur) per accogliere un milione di studenti (il 15% del totale). Una misura necessaria per rispettare le distanze come previsto dai protocolli di sicurezza anti-Covid 19.

ALLA RICHIESTA di «assunzioni immediate» di docenti e personale ancora ieri il Miur ha risposto con i concorsi da fare partire probabilmente in autunno per 78mila posizioni, 32mila destinati ai precari della scuola secondaria di primo e secondo grado. Nei prossimi giorni renderà noto il numero delle assunzioni di quest’anno, che dovrebbero sostituire i pensionamenti. Si procederà con le nomine in ruolo, come ogni anno, dalle graduatorie ad esaurimento e da quelle dei concorsi già avvenuti. Per i sindacati non saranno sufficienti e non risolvono il problema strutturale del lavoro a scuola.

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Scuola, il 14 settembre gli studenti troveranno 50 mila precari in più

Dopo le sessanta manifestazioni in altrettante città organizzate dal movimento «Priorità alla scuola» il governo ieri si è accorto che i fondi europei del «Recovery fund» potrebbero contenere un «importante capitolo» dedicato all’istruzione. Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso di una conferenza stampa con la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina dopo l’approvazione delle linee guida sulla riapertura a settembre degli istituti da parte della Conferenza Stato-regioni. Non ha tuttavia specificato l’importo.

ALL’ESECUTIVO che si è accorto dell’esistenza di un problema legato all’istruzione nell’ultima settimana, dopo la chiusura degli »stati generali» a Villa Pamphilj e non prima, è possibile ricordare gli importi ipotizzati dal movimento: il 15% dei 172 miliardi di euro che dovrebbero arrivare dall’anno prossimo. Sono almeno 25 miliardi di euro, dagli asili all’università, in tre anni. A questi la rete romana «Apriti scuola» del movimento ha chiesto di aggiungere un investimento strutturale pari al 10% della spesa pubblica annua. Non più le «una tantum», ma una prospettiva strutturale per il prossimo decennio a recupero degli oltre 8,4 miliardi di euro tagliati – caso unico nei paesi Ocse – dal 2008 (governo Berlusconi) e mai più da allora rifinanziati. Insieme ai tagli a ricerca e università fanno oltre nove miliardi all’anno, da moltiplicare per 12. Sono oltre 100 miliardi da recuperare.

LA MINISTRA AZZOLINA ha sommato le una tantum messe insieme dal governo a partire dall’ultima legge di bilancio: 4,6 miliardi, comprensivo del miliardo last minute annunciato per convincere ieri le regioni a firmare le «linee guida». Considerato che il suo ex collega Fioramonti si è dimesso, in tempi pre-covid, perché non era riuscito ad arrivare nemmeno a tre, è una conquista. È noto infatti come, almeno dai tempi di Tremonti, al ministero dell’economia non sono molto affezionati all’idea per cui con la «cultura si mangia». Ora che a via XX settembre siede uno studioso di Togliatti come Roberto Gualtieri, e non un commercialista, è stato almeno possibile recuperare la metà del taglio effettuato, per un solo anno, dodici anni fa. Sono progressi, al microscopio. In realtà la «ripresa» a un livello perlomeno dignitoso è molto lungo.

I MOTIVI per festeggiare sono pochi, anche perché resta il precariato strutturale . È stato detto che la metà del miliardo estratto dal cilindro dovrebbe andare all’assunzione di docenti e personale Ata. Azzolina ha specificato: saranno «50 mila a tempo determinato». A questi si aggiungeranno gli altri che sostituiranno i 40 mila che andranno in pensione a settembre. E poi le «migliaia» (48 mila) che faranno un concorso in autunno. Non è stato risolto nulla. Queste cifre non vanno sommate perché rispondono a criteri ed esigenze diverse. A settembre il precariato scolastico resterà uguale. In compenso da luglio gli stipendi cresceranno tra 80 a 100 euro in più. Ma questo avverrà in tutto il lavoro dipendente nel pubblico e nel privato.

«MANTERREMO il metro di distanziamento, gli ingressi saranno scaglionati – ha aggiunto Azzolina – E abbiamo creato un software per sapere quanti metri quadrati abbiamo a disposizione. Sulla base di questi dati oggi possiamo dire che resta fuori un 15% degli studenti. Si possono fare lavori nelle scuole. Se non dovessero bastare abbiamo ripreso 3 mila edifici scolastici dismessi. Faremo scuola fuori dalla scuola, porteremo studenti in musei cinema teatri e parchi per respirare la cultura di cui hanno bisogno». «Flessibilità degli orari non significa doppi turni, né sdoppiare le classi» ha aggiunto Azzolina. Quanto alle «classi pollaio», il loro numero «diminuirà pian piano da settembre».

«UN MILIARDO non basta, ma è un primo passo verso risorse più congrue – commenta Costanza Margiotta di «Priorità alla scuola» – Hanno rivisto il metro quadrato nel metro tra una bocca all’altra. Riducono lo spazio di cui c’è bisogno, ecco perché parlano del 15% di spazi da cercare. Così hanno tagliato i fondi di cui pensavano di avere bisogno. Abbiamo dubbi che esista la copertura finanziaria. Sono necessari 5 miliardi aggiuntivi, non solo uno. La didattica on line diventa emergenziale, ma nessuno esplicita quando sarà dichiarata l’emergenza. Un caso Covid e si chiude tutta la scuola? Chi decide l’emergenza? C’è un grande vuoto: non c’è prevenzione sanitaria a scuola. Restano i patti territoriali e la presenza dei privati. Nelle nuove linee guida c’è ambiguità. Il bicchiere è mezzo vuoto, quello che è stato dato ce lo siamo conquistato con la lotta. Ma non basta. Noi restiamo in mobilitazione permanente».

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Stato-Regioni verso l’accordo sulle «linee guida» della scuola

Il miliardo di euro in più per la scuola annunciato ieri dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in consiglio dei ministri va «nella direzione giusta» secondo il presidente della Conferenza delle Regioni e della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Dopo un pesante scontro con il governo le regioni si sentono a un passo dall’accordo sulla revisione delle linee guida sulla riapertura delle scuole a settembre. Bonaccini ha chiesto il rinvio a oggi di una decisione sul nuovo testo per verificare la proposta. Dopo una sonora bocciatura della bozza del «Piano scuola 2020-2021» fatta circolare dal 23 giugno, («irricevibili»), le parti si sono riavvicinate.

La giornata era iniziata con tutt’altri toni: «O il Governo stanzia altri due miliardi per le Regioni a statuto ordinario o interrompiamo le relazioni istituzionali – aveva detto Bonaccini – E sarebbe la prima volta che mi capita in cinque anni». C’è «fiducia», però ha subito specificato, perché si sta lavorando «molto bene col governo»,

Sulla scuola le regioni hanno posto i seguenti punti: maggiori risorse, ancora non trovate, per l’edilizia scolastica e per la riapertura; assumere docenti e personale Ata per garantire il recupero dei tagli operati sui posti comuni dei docenti sull’organico 2020-21, nonché un aumento temporaneo dei contingenti; affrontare la questione trasporti. Non è ancora in discussione la data di riapertura delle scuole che dovrebbe essere confermata per il 14 settembre. Restano da ufficializzare anche le indicazioni sul distanziamento che, stando ad una nota di Anci e Upi, dovrebbe restare di un metro. «Stiamo lavorando tutti i giorni per consentire di ritornare in sicurezza a scuola a settembre, dateci ancora un po’ di tempo. La scuola è un pilastro del nostro sistema. È normale che ci sia molta attenzione, molta preoccupazione» ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine di una giornata che si era avviata verso un nuovo scontro istituzionale, mentre in sessanta città manifestava il movimento «Priorità alla scuola» contro la la bozza delle linee guida fatta circolare dal 23 giugno.

I governatori avevano criticato aspramente l’iniziativa del governo: «Mi auguro che si trovi un accordo perché le Linee guida presentate non erano ricevibili» aveva detto Bonaccini. «Sulla scuola il governo mi lascia perplesso – ha detto Fontana (Lombardia) non prende decisioni, non si assume le responsabilità costituzionali del compito, si limita nell’incertezza ad un confronto con le regioni. Non possiamo continuare a lasciare le famiglie, gli insegnanti e gli studenti nell’incertezza». In un documento scritto da Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e Veneto, è stata sollecitata chiarezza sull’uso delle mascherine o meno in classe e sull’uso della mensa. Un grande problema è quello della «didattica a distanza». «Al governo – ha detto l’assessora alla scuola dell’Emilia-Romagna, Paola Salomoni – viene vista come possibile modalità ordinaria, non si specifica che è legata a una situazione emergenziale, ma le Regioni si sono spese sul fatto che questa ordinarietà deve essere eliminata». Non ultimo viene l’ampliamento dell’organico dei docenti e del personale Ata: «Servono più spazi e più docenti, invece il documento del ministero non cita minimamente queste questioni».

Ieri la ministra Lucia Azzolina è stata attaccata da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) che l’ha accusata di aver scaricato le scelte sui presidi. Forza Italia ha chiesto con Licia Ronzulli chiede le dimissioni del «ministro a sua insaputa». Il Movimento 5 Stelle ha difeso la ministra e ha accusato il leader della Lega Matteo Salvini, che ha protestato davanti al Miur, di diffondere «fake news».