Visioni
Alvin Curran, variazioni sul reale
Note sparse Al Festival di musica contemporanea è di scena l'artista americano. Suoni campionati pescati da un infinito archivio dove caos e libertà vanno a braccetto
Note sparse Al Festival di musica contemporanea è di scena l'artista americano. Suoni campionati pescati da un infinito archivio dove caos e libertà vanno a braccetto
Pubblicato quasi 9 anni faEdizione del 25 novembre 2015
Mario GambaFORLI
All’Area Sismica è di scena Alvin Curran. Per concludere la tre giorni del Festival di Musica Contemporanea Italiana, quinta edizione. Una tastiera elettronica, un campionatore, un computer. In avvio un silenzio rumoroso o di rumori inclini al silenzio. Poi suoni di natura, animali, tutto in minimal, cioè in andamento ripetitivo. Sulla base minimal di suoni sintetici astratti che intanto sono subentrati – e nelle performances di Curran occorre sempre distinguere tra «astratti» e «concreti» – si sente una voce come di una muezzin femmina in un luogo qualsiasi. Nel flusso frastagliato (e più agitato) di suoni che si è fatto...